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D. 28/01/2003

-Il sistema delle torri costiere. Nel VI sec. dopo la conquista bizantina del Nord Africa da parte di Belisario, si iniziarono a fortificare le coste mediterranee, tra cui, ovviamente, anche quelle siciliane, mediante un sistema di migliaia di torri costiere destinate al collegamento a vista. Le caratteristiche morfologiche del sito interessato, caratterizzato da una serie di promontori che si incastrano nel mare, contribuirono alla progettazione di un sistema difensivo di alto livello strategico. Le torri costiere, oltre alla funzione di avvistamento, dovevano servire anche per l'eventuale accoglienza di quelle persone sorprese dal pericolo o respingere lo sbarco con l'artiglieria di cui erano dotate. Secondo i disegni di Camilliani, possia- potesse maneggiare un buon paro di sagri, acciochè fusse difesa di tutto il barcherizzo, che giorno, e notte va traficando in quelle parti, oltre alle barche, ch'ognhor per i temporali ritrovandosi cariche di formenti, ò d'altre mercantie ci si riparano. Sichè per l'assicuramento di tali Vascelli, questa guardia sarebbe necessaria. E parendomi cosa così necessaria nel disegno delle torri fatte si fa dimostrazione d'essa e la detta torre già per haver servito sempre per l'effetto dè segnali della rispondenza, s'approba, e si dice, che per questo caso, et appopriatissimo luogo.". La torre è raggiungibile dalla litoranea Fontane bianche-Siracusa, percorrendo circa km 4 e imboccando a destra una stradina di circa 1 km. Della sua ubicazione parlano diversi autori, Villabianca, Fazzello, Amico, Massa. Molti autori la citano come torre di avviso priva di artiglieria, presumibilmente la sua data di costruzione risale al XV secolo. Oggi la zona dove sorge la torre porta il medesimo nome e il promontorio dove è situata porta il nome di Capo Ognina. La torre sorge su un promontorio roccioso ad una altezza sul livello del mare di mt 25,95 di forma pressocchè Circolare con un diametro estermo alla base di mt 4,30; attualmente è interessata da lavori di restauro condotti dalla Soprintendenza di Siracusa sezione architettonica. Ha un'altezza di mt 3,50 circa e si arriva a questa quota per mezzo di una scala in pietra addossata al lato ovest della torre, termina con un piano di cemento che copre il materiale che riempie la torre; nella sua realizzazione è evidente che la scala è stata fatta in epoca recente. Alle spalle della torre sorge un piccolo fabbricato, costruito probabilmente con il materiale ricavato dalla torre stessa. Torre punta di Sparanello. "Dalla punta di Gargace, cio è torre Lognina alla punta di Sparanello ci è un miglio, uno e tre quarti. Questa punta si come si vede nel disegno tiene un porto dall'una, e dall'atra parte, ch'una Armata ci si potria svernare, e ci sono diverse cale fatte di maniera dalla natura, che se bene in vista parerà, ch'ella siano secure, tuttavia vi fanno nascere i bregantini, e perciò vi si deve fare una torre non solamente per la corrispondenza dè segnali ma effettivamente per la sicurezza di tal passo, ch'altrimenti ogni vascello, ch'esce dal porto di Siracusa per montare il Capo Passero, indubbiamente resterebbe preso dà nemici. Di maniera che questa è di molta necessità per i respetti, et ancor per assicurare il commertio di tutta quella piana di Siracusa, che stanno di questa maniera, corre grandissimi pericoli.". per la sicurezza di quel capo, è di grandissima necessità farci tale torre, perchè questa servirà non solamente à descoprire la prima, e seconda corrispondenza dell'una, e dell'altra parte, ma anco istenderà la sua veduta insino al Capopassero, e per esser cosi eminente, sarà di grandissima importanza: egli è ben vero che non può scuoprire totalemente le cale, ch'al ripido lito sono perchè per altezza delle rocche e per l'isportamento incurvato, che fanno in verso la marina difficilmente si può scoprire sopra il limito di esse. Niente di meno ogni vascello, che di notte per caso ci si mettesse egli non uscia la mattina da nessuna parte, che la detta torre non la possa offendere, oltre che al detto Capo rare volte c'è bonaccia per respetto della reuma, che di tanto in tanto saglie, e scende. Di maniera che mi pare, che sia molto lodevole à farsi tale torre.". Il luogo mantiene il vecchio toponimo "Murro di Porco". Si suppone che questa torre sia stata demolita per far posto all'attuale faro e ad un posto di guardia doganale simile, nella tecnica costruttiva, a quello di guardia del turco. Infatti la carta di F. Arancio sulle dogane del 1847 riporta una dogana. Questa costruzione, di pianta quadrangolare di mt 5.40 e 5.10 ed alta mt

5.50 circa poggia sulla roccia, con l'ingresso sul lato nord-ovest e con una finestra sul lato sud-est entrambi sono stati murati. La copertura della costruzione è realizzata in cemento armato. È evidente che il sistema delle torri costiere pensato dal Camilliani, per la rada in questione, nasce dalla particolare configurazione dei luoghi, dai quali è possibile avere la percezione visiva ad ampio raggio, utile all'epoca per il suo ruolo difensivo, ma che oggi ancora, offre scorci paesaggistici di notevole pregio -il mare e la costa - e garantisce alla collettività una rilevante fruizione di questo tratto costiero che merita di essere valorizzato e salvaguardato.

-Aspetti archeologici. Per le particolari caratteristiche geomorfologiche in età pre e protostorica e per l'adiacenza alla città greca in età storica, il Plemmyrion restituisce una densa serie di testimonianze archeologiche riferibili sia all'insediamento puro e semplice che allo sfruttamento delle risorse naturali, agricole e marinare. Le prime testimonianze risalgono all'età neolitica, con una serie di villaggi che punteggiano l'arco costiero. Ne sono stati individuati quattro, a Terrauzza, Punta Arenella e nell'insenatura di Ognina. Quest'ultima zona, in particolare, dimostra di essere già in quest'epoca un sito privilegiato per la scelta dell'insediamento, favorito dalla presenza di acqua dolce, di un'insenatura protetta per il ricovero delle imbarcazioni e protetto dalla presenza di Ancora sull'isolotto è visibile ciò che rimane (la sola fondazione) di una basilichetta paleocristiana; ad età bizantina risale un monumento meglio conservato e più consistente sotto il profilo monumentale, inglobato in una costruzione successiva, la chiesetta a pianta trichora di Cuba, all'interno della torre omonima. Di particolare interesse sono, sotto l'aspetto archeologico, sia la scogliera sommersa, sulla linea di riva, che i fondali veri e propri. Per quanto concerne la prima, è accertata la presenza di grotte subacquee con depositi di fauna quaternaria a vertebrati, comprendente resti di pachidermi (elefanti e ippotami), analoghi a quelli rinvenuti nelle grotte emerse della costa sovrastante. Nei pressi della tonnara esistono antiche segnalazioni di ritrovamenti relativi a "ossa di giganti" che vanno ricondotte alla presenza delle faune fossili suddette. Per ciò che riguarda i fondali, è da premettere che, per il gioco delle correnti e per l'esposizione ai venti dominanti e al moto ondoso, il promontorio del Plemmyrion costituì nell'antichità non solo un punto geografico di riferimento ma anche un temibile ostacolo per la navigazione. La stessa situazione coinvolge anche un ampio tratto della costa a sud, fino al Capo Ognina. La presenza di molti capi e prominenze accentuate, se da un lato creava difficoltà alla navigazione dall'altro formava diverse piccole cale e realizzava le condizioni per la nascita di scali, ben descritti da C. Camilliani e T. Spannocchi. L'intensa frequentazione, la conformazione geomorfologica della rada e la batimetria dei fondali (parte dei quali era una volta emersa) particolarmente accidentata spiega non solo l'alta densità di resti di naufragi finora accertati ma è buona ragione per supporre la presenza di ulteriori reperti, non ancora individuati. Sui fondali, in alcuni punti veri e propri accumuli di resti di naufragi, sono stati finora riconosciuti diversi relitti antichi; non è improprio affermare che da questa zona proviene la quasi totalità dell'ingente patrimonio di reperti archeologici subacquei del territorio, per i quali è stato progettato ed è in corso di finanziamento il Museo del Mare. Fra i relitti più significativi, quelli denominati. Plemmyrion B, di epoca imperiale, C di età greco-arcaica e A di età tardo-imperiale si trovano al largo della costa del Capo Mele e sul fondali del Capo Murro di Porco, ad una profondità compresa fra i 24 e i 50 m, e sono stati oggetto di esplorazioni sistematiche e feconde. Il più noto è il relitto A, che ha restituito un complesso di bronzi di pregevole fattura, comprendenti in particolare diverse lucerne configurate. Dal Plemmyrion B sono stati recuperati alcuni rari strumenti chirurgici, sempre in bronzo. Nella rada di Terrauzza sono stati localizzati i resti di altri tre carichi, di cui due parzialmente indagati (Terrauzza A, del II-III sec. d.C. e Terrauzza B, costi-

-Perimetrazione. La proposta di vincolo della rada di Terrauzza-Arenella e della fascia costiera compresa fra Capo Murro di Porco e Fontane Bianche si diparte da Capo Murro di Porco e segua la costa, in aderenza alla precedente perimetrazione di vincolo paesaggistico denominato "Penisola della Maddalena", fino alla Tonnara di Terrauzza dove, seguendo il predetto confine, gira sulla destra, lungo la s.p. n. 58 Fanusa Terrauzza-Milocca, costeggia la precedente perimetrazione del Porto Grande di Siracusa di cui al D.A. n. 2340 del 30 settembre 1988 fino all'incrocio con la s.p. n. 104, che segue in direzione sud fino al ponticello sul Vallone Mortellaro; risale il predetto corso d'acqua fino alla linea ferrata; da qui segue una stradella interpoderale fino a Torre Cuba dalla quale, seguendo un sentiero, raggiunge nuovamente la s.p. n. 104, la attraversa e, seguendo la strada che costeggia le villette esistenti, raggiunge la costa nelle vicinanze di Punta del Corvo; da quì, con andamento ad arco, si ricongiunge a Capo Murro di Porco. A conclusione dei suddetti lavori, l'arch. Rizzuto, l'arch. Cancemi ed il dott. Mamo si allontanano dalla sala della riunione e la Commissione, preso atto delle motivazioni della proposta di vincolo espresse nelle precedenti riunioni e della relazione della Soprintendenza, che fa parte integrante del presente verbale, passa alla votazione del vincolo. Tutto ciò esaurito e condiviso, la Commissione all'unanimità; Delibera: Di proporre l'inclusione nell'elenco delle bellezze naturali della provincia di Siracusa, ai sensi degli articoli 139, lettera d), e 140 del Decreto legislativo n. 490 del 27 dicembre 1999, come bellezza di insieme e panoramica, la parte del territorio comprendente la "Rada di Terrauzza -Arenella e della fascia costiera compresa fra Capo Murro di Porco e Punta del Corvo" in comune di Siracusa, così come descritta nella perimetrazione sopra riportata. Letto, approvato e sottoscritto.

-Dott. Giuseppe Voza, presidente....(firmato)

-Arch. Maura Fontana, rappr. regionale....(firmato)

-Avv. Junio Celesti, rappr. regionale....(firmato)

-Dott.ssa Lucia Trigilia, rappr. prov.le....(firmato)

-Sig. Salvatore Attardo, rappr. prov.le....(firmato)

- C.V. Francesco Carpinteri, comandante Capitaneria di porto di Siracusa....( firmato)

-Avv. Mario Cavallaro, rappr. sindaco di Siracusa....(firmato)

-Sig.ra Lidia La Ferla, segretario....(firmato)

 

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